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Ipnosi regressiva

6 mesi ago · · 0 comments · Sticky

Ipnosi regressiva

Spesso mi sento chiedere se pratico “ipnosi regressiva”… si, ma non è affatto quello che si è portati a credere. L’ipnosi regressiva esiste, è uno strumento terapeutico specifico ma no, non si tratta di scoprire qualcosa a proposito delle vite precedenti.

Regredire, significa “muoversi all’indietro, retrocedere”. Tornare a momenti del passato. Rivivere momenti passati, traumatici o non, può essere sperimentato in psicoterapia ipnotica. E’ uno strumento per modificare emozioni e comportamenti appresi in un dato momento. Cambiare il finale di una storia, in particolare dal punto di vista emotivo, può essere risolutivo per modificare un comportamento indesiderato o che genera comunque genera sofferenza.

Poi, tutto si può fare, nulla vieta di utilizzare uno stato di coscienza modificato per “accedere” a vite precedenti o a presunti ricordi ma questo non ha nulla a che vedere con aspetti scientifici o medici di utilità per un percorso psicoterapeutico.

L’ipnosi consente di accedere a stati emotivi molto particolari e di sicuro interesse per cambiare il proprio modo di pensare, reagire e percepire il mondo. In generale i problemi che abbiamo qui e ora, spesso dipendono dalla nostra storia passata, ma si possono molto probabilmente risolvere rimanendo all’interno dei confini temporali della nostra esistenza.

Open – Un libro travolgente

9 mesi ago · · Commenti disabilitati su Open – Un libro travolgente

Open – Un libro travolgente

Una rivelazione. Mi è capitato in mano e dalla sinossi alla fine del libro sono passati pochi giorni di coinvolgente lettura. Mi ha colpito davvero. Come non mi aspettavo. Qualche giorno in cui mi sono assentato dal mondo perchè il centro della mia attenzione era li, sui campi da tennis insieme a un campione.
Uno sportivo; un grande sportivo che si mette a nudo e racconta la sua vita. Il percorso che inizia da un infanzia difficile per arrivare a vincere i più grandi tornei di tennis del pianeta.
Un libro scritto a quattro mani, un’atleta dotato di una grande sensibilità insieme a un premio Pulitzer, J.R. Moehringer. Agassi racconta di avere passato mesi a raccontarsi e parlare con lui davanti ad un registratore acceso; mesi di racconti, di aneddoti e di emozioni. Solo in seguito riordinati dal giornalista per dare una forma cronologica e leggibile alla biografia “Open”.
Agassi emoziona. Da subito dichiara il suo odio verso il tennis. Il suo odio verso l’unica cosa che suo padre ha voluto insegnargli di proposito. Il suo odio, verso l’unica cosa che sa fare ed in quanto tale, deve continuare a fare. Un papà orco che costruisce un drago lancia-palline al solo scopo di rendere suo figlio un campione. Figlio che non ha potuto scegliere, bambino che ha dovuto solo dire di si, obbedire e diventare un grande campione. Nessuna possibilità di discutere.

 

Ad Agassi, il grande campione, è stato rubato tutto. La possibilità di scegliere che tutti, o quasi, diamo per scontato. I giochi da bambino, i pomeriggi a giocare con i videogiochi, una normale adolescenza al college. No, lui è stato costretto a frequentare college per tennisti che sembrano simili a campi di addestramento militari e a colpire palline lanciate da un mostro meccanico fino allo sfinimento.
Poi , solo un poco più grande, la stampa. Le maldicenze e la faciloneria con cui il suo nome è stato infangato e affondato.
Solo giunto ai vertici, la comparsa di un eroe. Il suo allenatore Gil. Una figura salvifica, un uomo che vuole bAgassi in campo sorrideene ad Agassi e che insieme a lui affronta il mondo. Che lo supporta e ne rivoluziona la vita. Agassi ne parla chiaramente e con immensa stima.
Agassi parla chiaramente di tutto, anche delle sue tormentate e chiacchieratissime relazioni. Non si nasconde neanche dietro alle difficoltà con le sostanze da cui è riuscito a prendere distanza. E’ tutto chiaro. Un uomo che ha vinto un sacco di battaglie con astuzia, sensibilità ed intelligenza. Probabilmente, anche un pizzico di fortuna.
Un uomo che racconta il proprio percorso di crescita, la propria formazione e le idee chiave che lo hanno portato alle vittorie che ha saputo conquistare solo trovando una motivazione e una attitudine davvero adulta. Nel finale, il sogno che si compie quando trova un valido motivo per realizzarlo… aiutare altri a realizzare i loro sogni.
Un libro da leggere per chiunque si senta in difficoltà. Un libro che sprona a dare il meglio di se’ nonostante tutto.
Un libro che sa emozionare e che aiuta a crescere. Un libro che parla di quanto gli esseri umani possano essere meravigliosi o meschini. Un libro che ha molto da insegnare.

Metagenaologia – lo “psico-mago” Jodorowsky svela i segreti delle trame familiari

10 mesi ago · · 0 comments

Metagenaologia – lo “psico-mago” Jodorowsky svela i segreti delle trame familiari

Un non psicologo, o forse anche un anti-psicologo, ha scritto un libro densissimo di psicologia. Svela i meccanismi che portano ognuno di noi ad essere influenzato dalla propria trama familiare. La relazione fra nostri genitori, il loro lavoro, il loro modo di pensare al sesso o al denaro o alla carriera ci influenzano più di quanto siamo portati a credere. Come si sono conosciuti i nostri nonni e la loro storia, il loro percorso relazionale e lavorativo. Nell’approccio della psicoterapia sistemico-relazionale viene data grande importanza alla trama familiare. In questo testo, Jodorowsky, con un linguaggio semplice e scorrevole ne svela alcuni meccanismi. Ognuno di noi è portatore del proprio albero, che ci influenza, nel bene e nela male. Citando il sottotitolo “La famiglia, un tesoro e un tranello.”.

L’autore guida con strumenti pratici, spiegazioni ed esempi la ricostruzione del proprio albero genealogico. Un lavoro denso di significati, di scoperte e di concetti psicologici.

“Metagenealogia, la famiglia, un tesoro e un tranello”. Un libro che guida verso la scoperta del proprio sè autentico.
Alla base questo lavoro c’è l’assunzione che ognuno di noi tende a soddisfare le aspettative del clan famigliare. Un pò come succede nei branchi di lupi. Ognuno ha il suo posto e il suo ruolo. Il problema nasce quando, nella crescita, quel ruolo si scontra con le aspirazioni di ogni singolo individuo. Nasce il conflitto fra il desiderio di soddisfare gli altri e la necessità di realizzare sè stessi. Pena il conflitto con sè stessi da cui origina il sintomo.

«Guarire è diventare quello che si è e non quello che gli altri hanno voluto farci essere» Jodorowsky ci aiuta in questo percorso. Il confine con un percorso di psicoterapia o un lavoro psicologico su sè stessi è molto sfumato.

Copertina libro jodorowsky
copertina del libro metagenealogia di Jodorowsky e Costa

Curriculum vitae

11 mesi ago · · 0 comments

Curriculum vitae

CV Livio Davide psicologo a Cantu’

Una sintesi del curriculum completo:

Formazione:
– Laureato in psicologia clinica e di comunità presso Università di Milano Polo Bicocca nel 1998,
– Iscritto all’albo degli psicologi con il numero 13228 nel 2010.
– Specializzato in psicoterapia presso A.M.I.S.I. nel 2015.

Esperienze lavorative:

Dal 2018 sono Giudice Onorario presso la corte d’appello del tribunale per i minorenni di Milano dove seguo processi sia di area penale che civile. Le attività del tribunale riguardano il giudizio, la camera di consiglio e i colloqui di messa alla prova.
Dal 2012  sono consulente per l’Azienda Ospedaliera Guido Salvini di Garbagnate Milanese, ora ASST Rhodense, presso il CPS di Rho dove mi occupo prevalentemente di psicoterapia a giovani fra i 18 e i 30 anni di età, sia individualmente che in gruppo. Sono facilitatore in gruppi di supporto alla genitorialità e di regolazione emotiva.

Precedentemente ho lavorato tre anni presso il centro giovani ed adolescenti dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna di Como con lo stesso ruolo.
Per sette anni sono stato coordinatore del progetto autonomia dell’associazione down verso; progetto che si occupa di accompagnare ragazzi con sindrome di down verso una vita autonoma con azioni mirate alle necessità individuali e delle singole famiglie.

Lavoro nei miei studi privati dal 2010 sia con singoli che con coppie e famiglie.

Cliccando qui, è consultabile il mio cv completo.

Mindfulness

11 mesi ago · · 0 comments

Mindfulness

La mindfulness, è definibile come la capacità di prestare attenzione al momento presente in maniera intenzionale e non giudicante. E’ un modo di fare esperienza del “qui e ora” molto diretto. E’ uno stato mentale che si acquisisce praticando degli esercizi specifici di consapevolezza. A volte bastano anche pochi minuti e un esercizio apparentemente semplice per provare la sensazione. La meditazione di consapevolezza, che ha origine nel Buddismo Theravada e più addietro nel tempo nella scuola Vipassana, è parte della mindfulness.
La mindfulness, riprende l’atteggiamento mentale e alcuni esercizi tramandati in tradizioni religiose e li libera da componenti religiose e dogmatiche.

La meditazione non è di per sè una tecnica orientata al rilassamento o al benessere a tutti i costi ma orientata semplicemente ad imparare a stare nel presente e vivere ciò che si sta vivendo con pienezza. Spesso il dolore e la sofferenza sono parte della vita, l’approccio mindfulness porta ad essere in grado di accettare questa sofferenza proprio per poi essere in grado di lasciarla andare.

Alle volte agiamo con il pilota automatico, la mindfulness è esattamente il contrario. E’ un modo per diventare pienamente presenti a sè stessi.

jon kabat zimm. il fondatore della mindfulness

Il fondatore della mindfulness Jon Kabat Zinn è un medico che si è occupato in principio di riduzione dello stress; la disciplinache ha contribuito a fondare è andata molto oltre ed è diventato un ottimo strumento da accostare ad un percorso di psicoterapia perchè aiuta a stare con le proprie emozioni, a convivere anche con la sofferenza e il dolore da cui frequentemente fuggiamo. Numerose ricerche sono state condotte sull’efficacia dei protocolli mindfulness e alla data di pubblicazione di questo articolo sul portale pubmed ricercando la parola mindfulness compaiono 6361 ricerche scientifiche.

La psicoterapia, la consultazione psicologica, sono strumenti che devono aiutare a riprendere contatto con se stessi, con le proprie emozioni e con i propri desideri. Una buona capacità di tollerare le emozioni è quindi fondamentale per poterle riconoscere in noi stessi, negli altri e avere una soddisfacente vita di relazione.

Se vuoi provare l’approccio mindfulness su te stesso, scrivimi!

 

Psicologo, psicoterapeuta o psichiatra?

1 anno ago · · Commenti disabilitati su Psicologo, psicoterapeuta o psichiatra?

Psicologo, psicoterapeuta o psichiatra?

Che differenza c’è fra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra? Questa è una domanda frequentissima fra i non addetti ai lavori; a seguire un panorama sulle principali differenze fra le varie figure professionali nell’ambito della psiche.

logo psicologo

Lo psicologo è un laureato in psicologia che in seguito a tirocinio ha sostenuto l’esame di stato e si è iscritto all’albo degli psicologi. Le attività di un psicologo consistono in colloqui di sostegno, somministrazione di test psicologici e psicodiagnosi escludendo la possibilità di trattare disturbi psicologici.
Lo psicologo non può utilizzare nè strumenti psicoterapici che sono applicabili dallo psicoterapeuta nè farmaci che sono prescrivibili dal medico psichiatra o dal medico di base.

 

mente innaffiata pillola

Il medico psichiatra è un medico che ha conseguito la laurea in medicina e chirurgia e in seguito ha scelto la specializzazione quadriennale in psichiatria. Tutti gli psichiatri sono abilitati d’ufficio all’esercizio della psicoterapia in concomitanza alla specializzazione in psichiatria. Generalmente utilizza rimedi farmacologici e può lavorare in equipe con uno psicoterapeuta.

riordinare i pensieriLa psicoterapia, etimologicamente la cura dell’anima, necessita di una formazione di 4 anni accessibile solo a chi è già medico o psicologo, ed è in tutto e per tutto equiparata ad una specialità medica. E’ una scuola post-universitaria e nella maggior parte dei casi prevede anche un percorso psicoterapeutico per l’aspirante terapeuta. Esistono molte scuole di psicoterapia con indirizzi differenti, tutte autorizzate dal Ministero delle università e della ricerca. Le scuole differiscono fra loro per autori di riferimento e modalità operative.
Se cercate un aiuto non farmacologico, o una integrazione all’impiego di una farmacoterapia per risolvere problemi emotivi e psichici, lo psicoterapeuta è probabilmente la scelta più naturale. Se vi siete recati al pronto soccorso temendo un infarto e vi hanno detto che si tratta di ansia, se soffrite di attacchi di panico, se non vi sembra opportuno usare farmaci, se volete intraprendere un percorso per modificare il modo in cui affrontate la vita e i suoi problemi…ecco, questo è il lavoro di uno psicoterapeuta.

Il coaching è una disciplina che utilizza strumenti molto vicini a quelli dello psicoterapeuta ma anzichè lavorareallenatore con fischietto in situazioni di sofferenza o fatica emotiva, lavora in contesti che richiedono un potenziamento delle performance e una amplificazione delle potenzialità della persona. La parola coach significa allenatore, concetto che riassume molto bene lo scopo del coaching. Generalmente propone percorsi focalizzati su specifici aspetti come il lavoro in team, la performance sportiva o lavorativa, la pianificazione di uno specifico progetto ma non solo. Non c’è purtroppo un’ente univoco che ne garantisca la professionalità ma molte associazioni che forniscono la propria abilitazione.

Oltre ai professionisti più “classici” esistono una miriade di nuove figure professionali che lavorano su dinamiche emotive e comportamentali. Costellatori, counselor, counselor olistici, life coach, naturopati e molti altri sono figure non regolamentate o con abilitazioni non riconosciute dalla medicina ufficiale o da albi professionali; non sono quindi tenuti legalmente a rispettare un codice deontologico e al vincolo del segreto professionale ma spesso aderiscono ad associazioni più o meno regolamentate. In alcuni casi utilizzano tecniche di derivazione psicoterapica anche molto efficaci ma, a causa di una latitante regolamentazione,  sono attualmente privi della possibilità di ottenere una qualsiasi certificazione legalmente riconosciuta che ne garantisca l’effettiva formazione e preparazione. La Germania, prima in Europa, ha da qualche anno fatto un passo in questa direzione riconoscendo la figura del “guaritore spirituale” come figura non medica.

 

 

Noam Chomsky – Pillole di comunicazione strategica

2 anni ago · · Commenti disabilitati su Noam Chomsky – Pillole di comunicazione strategica

Noam Chomsky – Pillole di comunicazione strategica

chomskyNoam Chomsky, linguista di fama mondiale che ha elaborato e riassunto alcune delle tecniche che spesso vengono utilizzate più o meno consapevolmente per generare confusione, stress e quindi controllo e  malessere fra le persone. Questi “esercizi di cattiva comunicazione” possono essere riconosciuti a vari livelli nella nostra vita. A livello politico, nella comunicazione giornalistica, nel gruppo di lavoro, nella famiglia o anche nella comunicazione fra due individui. Conoscerle e provare a scovarle nella vita quotidiana è un ottimo esercizio per aumentare la nostra consapevolezza e quindi il nostro benessere. Ecco quindi il vademecum del prof. Noam Chomsky:

1-La strategia della distrazione

L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico di interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni

Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4- La strategia del differire

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e per accettarlo rassegnato quando arriverà il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione

Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre determinati comportamenti….

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità

Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia, e rimanga, impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità

Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

Ovviamente si tratta di “strategie naturali” è possibile scovarne anche leggendo un libro di storia. Il famoso divide et impera ha origini molto più remote di questo decalogo; si tratta di strategie connaturate alla relazione fra individui che in un modo o nell’altro si manifestano nelle interazioni. Riconoscerle aiuta a non subirle e anzi, a porvi rimedio.

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